Dal 16 luglio 2026 un olio ottenuto miscelando olio extravergine di oliva con olio di oliva vergine non può più essere etichettato come “olio extravergine di oliva”. Lo stabilisce la circolare del Masaf n. 0347821: se nella miscela entra anche solo una parte di vergine, l’intero prodotto va classificato ed etichettato nella categoria inferiore.
Cosa dice esattamente la circolare
La denominazione “extravergine” resta riservata al solo olio di categoria superiore. Mescolare extravergine e vergine rimane una pratica consentita, ma il risultato non può più essere venduto con la dicitura “olio extravergine di oliva”. A cambiare non è quindi la possibilità di miscelare, ma il nome che si può scrivere in etichetta.
La circolare prevede anche un periodo di transizione: l’olio già confezionato come extravergine prima della pubblicazione può essere venduto fino a esaurimento delle scorte, mentre lo sfuso va riclassificato come “olio di oliva vergine”.
Perché è stata introdotta
Il Ministero dell’Agricoltura, con la circolare firmata dai capi dipartimento competenti, presenta il provvedimento come una tutela per consumatori, olivicoltori e per la qualità del Made in Italy. L’obiettivo dichiarato è semplice: il nome del prodotto deve corrispondere alla sua reale composizione.
La misura si inserisce in una stagione di controlli intensi sul settore. Solo tra il 2 luglio e la metà del mese, l’ICQRF ha controllato circa 5 milioni di chili di olio e disposto sequestri per oltre 10 milioni di euro. Dal 2023 a oggi le ispezioni sull’olio d’oliva sono cresciute di oltre il 21%.
Va detto, per completezza, che il provvedimento ha aperto un confronto nel settore: alcune organizzazioni lo hanno accolto con favore, mentre altre voci hanno sollevato dubbi sul rapporto tra la circolare italiana e le norme europee. È un tema tecnico ancora in discussione.
Per il nostro olio non cambia nulla, ed ecco perché
Il nostro olio non è, e non è mai stato, una miscela. È un extravergine puro, ottenuto dalle olive dei nostri uliveti in Calabria, estratto a freddo sotto i 27°C. Le analisi di laboratorio sono pubbliche: il rapporto di prova n. 12680/25 certifica un’acidità libera dello 0,38% (contro un limite di legge dello 0,80%) e un contenuto di polifenoli totali di 435,6 ppm.
La trasparenza che oggi la circolare impone a tutti, noi la pratichiamo da sempre: chi acquista il nostro olio sa esattamente cosa porta in tavola, dalla cultivar alla data di molitura. È la stessa scelta di rigore che ci ha portato al biologico certificato fin dal 2003.
Un plauso a chi difende il lavoro onesto
Come produttori che ogni giorno scelgono la trasparenza, non possiamo che apprezzare l‘impegno dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi (ICQRF) al MAFAS e al Ministro Francesco Lollobrigida che legiferano e vigilano sul settore. Regole più chiare e controlli più severi non sono un peso per chi lavora con onestà: sono una tutela. Proteggono il consumatore, ma proteggono anche noi olivicoltori che il Made in Italy lo facciamo davvero, ogni giorno, dalla pianta alla bottiglia.
Domande frequenti
Cosa significa “miscelazione” degli oli?
È l’unione di oli di categorie diverse — in questo caso extravergine e vergine. Fino a ieri il risultato poteva essere venduto come extravergine se rispettava certi parametri; ora non più.
Cosa cambia per me che compro l’olio?
Sull’etichetta, la parola “extravergine” sarà garanzia che il prodotto è di categoria superiore e non frutto di una miscela con oli inferiori. Più chiarezza su cosa stai comprando.
Il vostro olio è una miscela?
No. Il nostro è extravergine puro, estratto a freddo dalle nostre olive, con analisi di laboratorio pubbliche. Nessuna miscela.
Da quando valgono le nuove regole?
Dal 16 luglio 2026, data di pubblicazione della circolare Masaf n. 0347821. L’olio già confezionato come extravergine prima di quella data può essere venduto fino a esaurimento scorte.




