Extravergine Falso

Sequestrati due milioni di tonnellate ad ANDRIA

Olio dalla Spagna e dalla Grecia.
Ma anche dalla Tunisia e da paesi esterni all'Unione europea. Acquistato come extravergine, miscelato con olio locale, e infine rivenduto come "prodotto italiano al 100%", non solo in Italia ma anche all'estero.

E in parte qualificato anche come "biologico", nonostante provenisse da coltivazione cosiddetta "abituale".

Denominatore comune i documenti rigorosamente falsi che accompagnavano la merce. La cabina di regia, secondo la procura di Trani, si trovava all'interno di una ditta di Andria, capitale italiana dell'olio d'oliva.

Da qui, dalla "Azienda olearia Basile snc", partiva il prodotto "se non falso, quanto meno miscelato", ritiene il magistrato della procura di Trani Michele Ruggiero che ha chiuso l'inchiesta su una maxitruffa estesa "a macchia d'olio" in tutta la Penisola e che vide coinvolte oltre una ventina di aziende produttrici di olio d'oliva in Italia. Secondo l'accusa ci sono gli estremi perparlare di frode in commercio, ma anche di falso, truffa e favoreggiamento. Ne rispondono, a vario titolo, il legale rappresentante della ditta Giacomo Basile, i suoi figli Riccardo e Angela, Giorgio Cardone e Tonino Zelinotti, il primo chimico di fiducia dell'azienda, il secondo responsabile del laboratorio chimico dell'Agenzia delle dogane di Roma, tutti destinatari di informazioni di garanzia.

Le indagini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, lo ricordiamo, accertarono l'esistenza di false indicazioni sui documenti di vendita e di trasporto della ditta olearia di Andria. Sui documenti, in pratica, veniva indicato l'olio oggetto di commercializzazione come prodotto italiano ma invece, hanno stabilito gli inquirenti, si trattava di prodotto di provenienza spagnola, greca o tunisina. In questa maniera la clientela dell'azienda pagava prezzi più alti rispetto a quelli praticabili in relazione ad oli di oliva di origine non italiana, ma anche gli altri commercianti all'ingrosso subivano la concorrenza sleale e venivano danneggiati.

FONTE:  rivista on line di Repubblica.....

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